AMORE PERDUTO DI TOTÒ

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  Ci sono poesie che ti colpiscono per la complessità delle immagini, e poi ci sono quelle che ti arrivano dritte al cuore con parole semplici. Questa poesia di Totò intitolata Amore perduto appartiene decisamente alla seconda categoria. AMORE PERDUTO Ammore perduto, i' t'ero truvato, nun aggio saputo tenerte cu' mme. Ammore perduto, mm'ha ditto 'stu core ca tarde ha saputo tu ch'ire pe mme. Totò, che molti ricordano soprattutto come principe della comicità italiana, in questa poesia mostra il suo volto più intimo e malinconico. Qui non c’è la maschera ironica, ma un uomo che guarda indietro a un sentimento finito, con quella nostalgia che non urla, ma pesa. L’amore perduto non è solo una persona che non c’è più: è un tempo che non torna, è un pezzo di sé che resta sospeso tra ricordo e rimpianto. Rimpianto di non aver saputo cogliere. La forza del testo sta proprio nella sua autenticità. Non troviamo artifici retorici complessi, ma emozioni nude e la con...

SENECA E IL FATO

Luci Anneo Seneca filosofo stoico

DUCUNT VOLENTEM FATA, NOLENTEM TRAHUNT 
"Il fato guida chi vuole lasciarsi guidare e trascina chi non vuole" Tratto dalle Epistole a Lucillo di Seneca.

Lucio Annéo Seneca nasce il 21 maggio dell’anno 4 a.c. a Cordoba, capitale della Spagna Betica, una delle più antiche colonie romane fuori del territorio italico. I suoi fratelli erano Novato e Mela, padre del futuro poeta Lucano. Il padre del filosofo, Seneca il Vecchio, era di rango equestre e autore di alcuni libri di "Controversiae" e di "Suasoriae". Si era trasferito a Roma negli anni del principato di Augusto: appassionato all'insegnamento dei retori, divenne assiduo frequentatore delle sale di declamazione. Sposò in giovane età una donna di nome Elvia da cui ebbe tre figli, tra cui il secondogenito Lucio Anneo Seneca.
Ci sono momenti in cui capita che tutto va per il verso sbagliato e ad ogni modo ci si ribella per spingere la propria sorte verso la direzione opposta. Forse è vero anche che ognuno è artefice del proprio destino. Ma a volte forse è meglio accettare le decisioni prese "dall'alto" e lasciarsi trascinare. Seneca dopo aver esortato il suo amico Lucilio all'accettazione di tutto ciò che proviene dalla divinità, nella consapevolezza che è la divinità a dirigere e a governare il mondo (secondo i precetti etici dello stoicismo), stando a quanto egli stesso afferma, traduce dei versi del filosofo stoico Cleante, che esemplificano tale morale di conformità alla ragione divina. Seneca con il suo atteggiamento verso il destino, si pone sulla scia dello stoico Cleante, sentendosi soggetto all’ordine universale e partecipe della ragione divina: nulla infatti avviene secondo il caso o irrazionalmente, ma tutto segue una logica già prefissata. 
SENECA E LO STOICISMO
Per questo, consapevoli di essere una parte dell’universo e di essere regolati dalla medesima razionalità, bisogna essere contenti e saldi di fronte ad ogni evenienza ed evitare di muovere critiche alla logica che regge ogni avvenimento, poiché siamo noi che dobbiamo obbedire al fato e non viceversa.
TRA LE OPERE PIÙ IMPORTANTI:
Le Consolationes
L'Apolokuntosis" (o Ludus de Morte Claudii)
De ira
De clementia
De tranquillitate animi
De otio
De beneficiis
Naturales quaestiones
Epistulae ad Lucilium
Hercules furens
Traodes
Phoenissae
Medea
Oedipus
Thyestes

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