PERCHÉ ALCUNI SCELGONO IL SELFIE CON IL VOLTO A METÀ

selfie con volto a metà

Nel tempo mi è capitato spesso di notare -e di interrogarmi- su un dettaglio apparentemente banale, ma diffuso: il selfie di certe persone con il volto solo parzialmente visibile. La domanda mi è sembrata interessante ed ho scoperto che in psicologia non esiste un “profilo clinico” univoco, basato su un singolo comportamento. Perché fare il selfie con il volto a metà! 

Tuttavia, alcune ricerche e osservazioni psicologiche permettono di individuare tendenze e motivazioni possibili, ma non etichette. All’inizio io, lo consideravo una semplice scelta estetica, una moda come tante, una tendenza dei giovani. Poiché mi sono imbattuto in una persona così, questa l’esperienza personale mi ha spinto nella lettura di qualche testo di psicologia sull’immagine ed il comportamento annesso. Ho iniziato a guardare il fenomeno con occhi diversi. L’argomento mi ha interessato più da vicino, e mi sono reso conto che non trovavo un post specifico sull’argomento. Ho deciso si scriverlo io, secondo l'idea che mi sono fatto.
Dopo una rottura, in momenti di cambiamento profondo, oppure di transizione, ho compreso quanto il modo in cui scegliamo di mostrarci rifletta spesso ciò che stiamo attraversando interiormente. Ho scoperto che secondo la psicologia, il volto non è solo un elemento fisico, ma uno dei principali veicoli di identità e comunicazione emotiva. Decidere di mostrarne solo una parte non significa necessariamente nascondersi, quanto piuttosto scegliere consapevolmente cosa esporre e cosa proteggere. Diverse fonti sottolineano come il selfie a mezzo volto possa rappresentare un equilibrio sottile tra il desiderio di esserci e il bisogno di preservare uno spazio intimo. È un modo per dire: “Mi mostro, ma non completamente – Ci sono, ma non del tutto”. In questo senso, non è espressione di insicurezza, bensì di controllo dell’immagine e di attenzione al proprio confine emotivo. Mostrare solo una parte del volto permette di guidare lo sguardo dell’altro, di suggerire senza svelare, di comunicare presenza senza esporsi totalmente al giudizio. Di chiunque esso sia.

Ho ritrovato questa dinamica anche nella mia esperienza personale perché ho incontrato una persona che nei periodi in cui probabilmente si sentiva più consapevole, ma allo stesso tempo desiderosa di proteggersi, sceglieva sempre immagini che non raccontassero tutto. Il suo volto a metà. Probabilmente non per paura. La psicologia sociale conferma che l’immagine parziale stimola curiosità, lascia spazio all’interpretazione e comunica complessità. Il “non detto”, spesso, parla più del visibile.
Secondo gli esperti mostrare il volto solo a metà può significare un forte bisogno di controllo dell’immagine, non necessariamente insicurezza, ma consapevolezza di come si viene percepiti.

Controllo dell’immagine e selettività:
  • scegliere l’angolazione migliore;
  • enfatizzare ciò che piace di sé;
  • ridurre l’esposizione percepita;

Riservatezza emotiva:
  • mostrarsi senza esporsi completamente;
  • comunicare presenza senza rivelarsi del tutto;

Desiderio di visibilità e bisogno di protezione:
  • essere visti;
  • ma non completamente giudicati;

Ricerca estetica e comunicazione non verbale:
  • una scelta estetica;
  • un linguaggio visivo;
  • un modo di creare mistero o intensità;

Un altro aspetto interessante riguarda il rapporto con l’autostima. Contrariamente a quanto si pensa, non è l’esposizione totale a indicare sicurezza. Un’autostima matura è spesso selettiva: sa quando mostrarsi e quando preservarsi. Il selfie a mezzo volto diventa allora una forma di linguaggio non verbale, una scelta estetica che riflette equilibrio interiore, sensibilità e capacità di gestire il proprio spazio emotivo.

COSA COMUNICA AGLI ALTRI
Il rapporto tra il selfie a mezzo volto e l’autostima è probabilmente l’aspetto più delicato e, allo stesso tempo, più spesso frainteso. Esiste infatti l’idea diffusa che mostrarsi solo parzialmente equivalga a una scarsa sicurezza in sé stessi, ma la psicologia suggerisce una lettura diversa. L’autostima non coincide con l’esposizione totale. Al contrario, scegliere consapevolmente quanto mostrarsi può indicare un’autostima selettiva, fondata sulla conoscenza dei propri punti di forza e sulla capacità di proteggere ciò che è più intimo. Non tutto ciò che è personale deve necessariamente essere reso visibile per essere autentico. In molti casi, il selfie a mezzo volto è espressione di un’autostima flessibile, non rigida, capace di adattarsi al contesto e al momento emotivo che si sta vivendo. È tipico di persone che non cercano conferme continue dall’esterno, ma un equilibrio interno tra visibilità e riservatezza. Mostrarsi parzialmente diventa così una forma di autoregolazione emotiva, un modo per esserci senza sentirsi sovraesposti. Solo in determinate condizioni questo tipo di scelta può riflettere una fragilità più marcata. Ciò accade quando l’immagine parziale è accompagnata da un evitamento costante dell’esposizione, da una paura intensa del giudizio altrui o da una dipendenza eccessiva dai feedback esterni.

CONCLUSIONI
Guardare questi dettagli con maggiore consapevolezza mi ha insegnato una cosa semplice ma importante. Non tutto quello che è parziale è incompleto. A volte, è solo il segno di una persona che sta imparando a proteggersi, a riorganizzarsi, o semplicemente a scegliersi con più attenzione. E forse, in fondo, è proprio questo che rende certi sguardi -a metà- così autentici.
Dopo aver osservato, riflettuto e approfondito, credo che il selfie con il volto a metà non sia un gesto casuale. È una piccola espressione di identità, un segnale sottile di come ci poniamo nel mondo in determinati momenti della vita. 

Non dice tutto di una persona, ma racconta qualcosa del suo modo di stare in relazione con sé stessa e con gli altri. E, come spesso accade, sono proprio i dettagli più silenziosi a parlare con maggiore chiarezza. Tu che stai leggendo, hai qualcosa da aggiungere sull’argomento?

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