IL TEMPO CHE PASSA LASCIA IMPERFEZIONI

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Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. C'ho messo una vita a farmele! Questa è la celebre frase pronunciata dalla famosa attrice italiana Anna Magnani, frase oggi in controtendenza con il modo di pensare e agire. Gli anni passano per tutti, non risparmiano nessuno, nemmeno gli emblemi della bellezza più celebri.  Questo vale per tutti, eppure, le persone diventano sempre più cattive ed anche loro, soprattutto loro, non risparmiano nessuno, grazie alla complicità del moderno strumento dei social network di cui sono in possesso. A chi non piacerebbe non vedere mai i segni del tempo sul proprio viso? Avere sempre una bella pelle tesa, soda, luminosa, invece questi inevitabili segni, sono l’effetto del tempo, fisiologico meccanismo dell’invecchiamento. Per la maggior parte di noi, invecchiare e vedere i segni lasciati dal tempo che passa, fa paura. Ciò accade perché siamo ancorati ad un ideale utopico di perfezione, rafforzato dalla società e dall’importanza che attri

VIVERE SENZA CELLULARE

film sulla storia di Paterson

Il cellulare è tante cose: sveglia, orologio, computer, tv, torcia, navigatore, penna, agenda, ecc. Sui cellulari abbiamo le foto, i social, le password, le utenze, la rubrica, i messaggi, le chat, i segreti, praticamente come citato nel film Perfetti Sconosciuti, è la scatola nera della vita. Chi nella sua vita ha perso almeno una volta, sa cosa vuol dire sentirsi matti. Eppure non deve essere per forza male una vita senza cellulare.

Tanti nel passato dicono di essere stai felici, eppure il cellulare non lo avevano. Non è una vita impossibile. E’ un modo di vita diverso, che può portare tanto piacere. Ci si può sentire più liberi, senza essere continuamente ricercati. Forse non si ha il navigatore e ci si può perdere, ma di contro ci può essere la magia dell’avventura.  Ci si può sentire isolati mediaticamente, ma non si è più schiavi dei social, delle condivisioni, delle risposte condizionate, si diventa certamente più pazienti e più disponibili verso gli altri. La vita senza il cellulare alla fine è fatta di una ritrovata normalità che ci fa scoprire vicini agli altri, quelli che ci sono vicini fisicamente e non altrove, anche con la testa. Ritornano in gioco i cari sentimenti umani, quelli della paura, della gelosia, della meditazione, della memoria. Non quando ti fanno gli auguri solo perché sono stati avvisati da facebook, ma perché qualcuno invece ti ha pensato veramente. Può capitare di ritrovare qualcuno perché il destino te lo ha fatto incontrare non perché whatapp o un sms o un localizzatore ti ha detto dove si trova. Lo stupore di sentire suonare il citofono e non sapere chi è perché nessuno ha potuto avvisarti che stava venendo, ma ha rischiato di venirti a trovare comunque. Vuol dire che voleva vederti sul serio. Gli amici forse non ti faranno più aspettare o non ti faranno più bidoni perché non avranno la possibilità di avvisarti con un messaggio. Avventurarsi in un ristorante in un posto sconosciuto, senza poter leggere le recensioni. Questo ha tutto un altro sapore, è una vita piena di sorprese. Anche la storia del film Paterson ha cercato di spiegarlo.
Un uomo comune di mestiere fa il conducente di autobus, per hobby scrive poesie, ha una moglie, ascolta le storie degli altri. Non è un marziano, è il protagonista di Paterson, come la cittadina del New Jersey in cui la storia è ambientata. La singolarità di questa storia è che il suo personaggio è un uomo semplice, che vive senza cellulare. La storia di questo italiano è raccontata, sull'autobus guidato da Paterson, da due ragazzi, due studenti che sono portatori di memoria, un genere in via di estinzione. Il protagonista è una persona candida, amorevole, che si interessa alle persone al sociale vero, allo stato d’animo del prossimo e riesce ad essere felice delle piccole cose, non sente il bisogno di costruirsi un mondo a parte, tutto suo, quello che comunemente viene chiamato social, ma che di sociale non ha niente. In questo film i bambini scrivono poesie, si accavallano storie d’amore, ci sono persone afflitte da problemi quotidiani. Non rappresenta l’individuo tipico di oggi, forse è più vicino a quello tipico di 20 anni fa, quelli che le foto le avevano in un cassetto e le guardavano stampate su carta, e che il telefono lo utilizzavano per sentirsi più vicini alle persone che erano lontane. Non come oggi dove il telefono è utilizzato per stare lontano dalle persone a cui si è vicino. Si perché oggi il cellulare ci fa illudere si essere sempre vicini, sempre presenti, che tutto sia un qui e ora, che le distanze non esistano, che il tutto  sia a portata di mano. Ma non è così. In realtà il cellulare può essere considerato necessario ma non indispensabile.
Invece il telefonino divide e oramai il luogo è diventato pure irrilevante. Coppie grandi ma anche giovani sono divise ovunque dal telefonino. Bar, spiaggia, cinema, ristorante. Di fatto fisicamente vicini ma mentalmente lontani, entrambi prigionieri consapevoli dei loro cellulari che impediscono pure di parlarsi o litigare.  Nelle relazioni umane domina il supremo telefonino che si frappone anche in quel breve periodo della vita dove due persone decidono di andare in vacanza, per godersi quello che dovrebbe essere il momento di distacco dalla vita quotidiana. Quel momento di ricostruzione individuale e di rapporti che dovrebbe essere e invece. … Tutti impegnati a guardare il loro piccolo mondo racchiuso in quel piccolo schermo con giustificazioni plausibili ma non irrimediabili. Tutti sereni con in mano la loro protesi elettronica. Sms, whatsapp, facebook, twitter, istagram, mail, pagine e pagine di una vita nomade e solitaria. Ora l’idealizzazione telefonica è giunta anche a tavola, colazione, pranzo e cena, infatti è la prima cosa che si fa al mattino e l’ultima che si fa la sera. Lui e lei, due anonimi sconosciuti che vivono due vite diverse, in due mondi paralleli, dove non si parla la stessa lingua. Quando si arriva a questo punto è meglio metterci una pietra sopra, ma non solo sul telefonino. 
Inoltre uno studio di un’università tedesca ha spiegato quali sono gli effetti positivi per chi ne riduce l’uso. Pare che vivere senza telefono ci fa sentire meglio e si fuma anche meno. Il gruppo di ricerca della Ruhr-Universitat Bochum in Germania, ha scoperto che liberandoci in parte dallo smartphone aumenta il nostro benessere. Secondo le statistiche, in media, ogni giorno siamo inghiottiti dallo schermo del nostro device per 3 ore sulle 16 che passiamo svegli. Lo studio dell’università tedesca, coordinato da Julia Brailovskaia, che ha reclutato 619 persone, suddivise in tre gruppi: 200 persone non hanno usato lo smartphone per una settimana, 226 hanno ridotto l’uso di un’ora al giorno, 193 persone non hanno cambiato nulla nel loro comportamento. La ricerca tedesca, infatti, ha sottolineato che usarlo meglio e meno, ha permesso di dedicare maggior tempo alla propria persona, aumentando la qualità percepita della vita, con una diminuzione di sintomi psicologici ed un minor consumo di nicotina.
A dimenticavo, inoltre senza cellulare, non potranno più cercarti i call-center. Vi pare poco!

Commenti

  1. concordo con l'autore sul contenuto del post. ciò nonostante so che non sarei in grado di vivere senza.

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    1. uguale. Sono intenzionato a venderlo

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    2. Anch’io sto passando a un telefono senza internet che suona e manda sms sto abituando tutti con la scusa che ho finito i giga a chiamare o mandare sms , e più difficile abituare gli altri che decidere di non sottostare a un mondo virtuale .

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  2. Si viveva meglio quando non c'era. Ne ho uno del 2013, fa solo chiamate e messaggi ed ovviamente li riceve. No internet, Che bello!

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    1. Anche io ne uno del 2013 che fa le stesse cose e sto benissimo!

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  3. Indecente ci si venga costretti, peggio che la tessera del Fascio: https://www.leggioggi.it/2014/02/07/follie-burocratiche-obbligatorio-il-cellulare-di-servizio-per-usare-la-piattaforma-dei-pagamenti-alle-imprese/

    Se non si può usare il telefono dell'ufficio per fini privati, varrà pure l'inverso

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  4. Dopo 19 anni con un fantastico Nokia 3310, ho ceduto alle pressioni di mia moglie e dei miei figli ed ho comprato un Redmi Note 5. Ottimo, pagato poco, ma l'ho rivenduto dopo un mese e sono tornato al Nokia 3310. E sono di nuovo felice.

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  5. Secondo quello che sapete esiste un gruppo , una associazione o qualcosa che aiuta a a vivere senza smartphone? è una cosa estremamente difficile ma non impossibile; soprattutto un libero professionista sarebbe veramente in difficoltà, ma storie come quella di Paterson ridanno fiducia per vivere una vita normale (eh, sì: normale).
    Vi ringrazio comunque dell'attenzione.

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  6. Il regime dittatoriale catto-fascista italiano incentiva l" uso è l" abuso dei telefoni cellulari per varie ragioni : 1) il regime italiano TI OBBLIGA A RICEVERE SUL TUO CELLULARE FALSE NOTIZIE A LUI GRADITE !
    Con questo giochetto lo Stato Italiano ti fa il lavaggio del tuo cervellino !
    2) Lo Stato spia -ascolta-registra tutte le telefonate che fai con il tuo telefono cellulare !
    3) Lo stato italiano ti può spiare e seguire tutti tuoi spostamenti grazie al tuo cellulare !
    Tu spendi soldi lui ti spia !
    4) Costringendoti con la forza ad usare il tuo videotelefono obbligandoti a fare di tutto tramite cellulare tu spendi soldi lo Stato Italiano risparmia e può pure TRUFFARTI !

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  7. Io non uso uno smartphone da due anni, le prime due settimante sono state puro detox, a seguire ho passato un anno di inferno, ora non sento più la necessita di possederne uno, per motivi lavorativi devo purtroppo spostarmi con la mia macchina, ho dovuto comprare un dumbphone, se potessi farei a meno della macchina e del cellulare, il problema è che senza lavoro si sopravvive male

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