VIVERE SENZA CELLULARE

Paterson

Il cellulare è tante cose: sveglia, orologio, computer, tv, torcia, navigatore, penna, agenda, ecc. Sui cellulari abbiamo le foto, i social, le password, le utenze, la rubrica, i messaggi, le chat, i segreti, praticamente come citato nel film Perfetti Sconosciuti, è la scatola nera della vita. Chi nella sua vita ha perso almeno una volta, sa cosa vuol dire sentirsi matti. Eppure non deve essere per forza male una vita senza cellulare.


Tanti nel passato dicono di essere stai felici, eppure il cellulare non lo avevano. Non è una vita impossibile. E’ un modo di vita diverso, che può portare tanto piacere. Ci si può sentire più liberi, senza essere continuamente ricercati. Forse non si ha il navigatore e ci si può perdere, ma di contro ci può essere la magia dell’avventura.  Ci si può sentire isolati mediaticamente, ma non si è più schiavi dei social, delle condivisioni, delle risposte condizionate, si diventa certamente più pazienti e più disponibili verso gli altri. La vita senza il cellulare alla fine è fatta di una ritrovata normalità che ci fa scoprire vicini agli altri, quelli che ci sono vicini fisicamente e non altrove, anche con la testa. Ritornano in gioco i cari sentimenti umani, quelli della paura, della gelosia, della meditazione, della memoria. Non quando ti fanno gli auguri solo perché sono stati avvisati da facebook, ma perché qualcuno invece ti ha pensato veramente. Può capitare di ritrovare qualcuno perché il destino te lo ha fatto incontrare non perché whatapp o un sms o un localizzatore ti ha detto dove si trova. Lo stupore di sentire suonare il citofono e non sapere chi è perché nessuno ha potuto avvisarti che stava venendo, ma ha rischiato di venirti a trovare comunque. Vuol dire che voleva vederti sul serio. Gli amici forse non ti faranno più aspettare o non ti faranno più bidoni perché non avranno la possibilità di avvisarti con un messaggio. Avventurarsi in un ristorante in un posto sconosciuto, senza poter leggere le recensioni. Questo ha tutto un altro sapore, è una vita piena di sorprese. Anche la storia del film Paterson ha cercato di spiegarlo.


Un uomo comune di mestiere fa il conducente di autobus, per hobby scrive poesie, ha una moglie, ascolta le storie degli altri. Non è un marziano, è il protagonista di Paterson, come la cittadina del New Jersey in cui la storia è ambientata. La singolarità di questa storia è che il suo personaggio è un uomo semplice, che vive senza cellulare. La storia di questo italiano è raccontata, sull'autobus guidato da Paterson, da due ragazzi, due studenti che sono portatori di memoria, un genere in via di estinzione.
Il protagonista è una persona candida, amorevole, che si interessa alle persone al sociale vero, allo stato d’animo del prossimo e riesce ad essere felice delle piccole cose, non sente il bisogno di costruirsi un mondo a parte, tutto suo, quello che comunemente viene chiamato social, ma che di sociale non ha niente. In questo film i bambini scrivono poesie, si accavallano storie d’amore, ci sono persone afflitte da problemi quotidiani.
Non rappresenta l’individuo tipico di oggi, forse è più vicino a quello tipico di 20 anni fa, quelli che le foto le avevano in un cassetto e le guardavano stampate su carta, e che il telefono lo utilizzavano per sentirsi più vicini alle persone che erano lontane.
Non come oggi dove il telefono è utilizzato per stare lontano dalle persone a cui si è vicino. Si peché oggi il cellulare ci fa illudere si essere sempre vicini, sempre presenti, che tutto sia un qui e ora, che le distanze non esistano, che il tutto  sia a portata di mano. Ma non è così. In realtà il cellulare può essere considerato necessario ma non indispensabile.


Invece il telefonino divide e oramai il luogo è diventato pure irrilevante. Coppie grandi ma anche giovani sono divise ovunque dal telefonino. Bar, spiaggia, cinema, ristorante. Di fatto fisicamente vicini ma mentalmente lontani, entrambi prigionieri consapevoli dei loro cellulari che impediscono pure di parlarsi o litigare.  Nelle relazioni umane domina il supremo telefonino che si frappone anche in quel breve periodo della vita dove due persone decidono di andare in vacanza, per godersi quello che dovrebbe essere il momento di distacco dalla vita quotidiana. Quel momento di ricostruzione individuale e di rapporti che dovrebbe essere e invece. … Tutti impegnati a guardare il loro piccolo mondo racchiuso in quel piccolo schermo con giustificazioni plausibili ma non irrimediabili. Tutti sereni con in mano la loro protesi elettronica. Sms, whatsapp, facebook, twitter, istagram, mail, pagine e pagine di una vita nomade e solitaria. Ora l’idealizzazione telefonica è giunta anche a tavola, colazione, pranzo e cena, infatti è la prima cosa che si fa al mattino e l’ultima che si fa la sera. Lui e lei, due anonimi sconosciuti che vivono due vite diverse, in due mondi paralleli, dove non si parla la stessa lingua. Quando si arriva a questo punto è meglio metterci una pietra sopra, ma non solo sul telefonino. 

A dimenticavo, inoltre senza cellulare, non potranno più cercarti i call-center. Vi pare poco!

Commenti

  1. concordo con l'autore sul contenuto del post. ciò nonostante so che non sarei in grado di vivere senza.

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  2. Si viveva meglio quando non c'era. Ne ho uno del 2013, fa solo chiamate e messaggi ed ovviamente li riceve. No internet, Che bello!

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    1. Anche io ne uno del 2013 che fa le stesse cose e sto benissimo!

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