IL LEGGENDARIO PUNTO G

punto g


La scoperta del mitico punto G risale all’anno 1950, ma per molti questo ricercato centro del piacere rimane solo una leggenda.


Fin dalla sua scoperta l’azienda  del sesso cerca di proporci o per meglio dire imporci, a mero scopo economico, una mappa vera a propria delle zone erogene della donna che diventa sempre più fitta, elaborata e dettagliata. Nelle varie mappature erogene che si leggono in giro, non è stato tralasciato veramente nessuna parte del corpo, sono state comprese pure la guancia, l’ascella trasgressiva,  la caviglia lussuriosa, l’ombelico irresistibile, l’interno coscia, il polpastrello del piacere e chi più ne ha più ne metta.


Di tutti quelli sopra riportati e fra i tanti altri tralasciati, non vi è dubbio alcuno che la primo posto vi è lui: il fatidico punto G. Mitologia vera o realtà? Una terra di nessuno, attraversata dai più audaci, dove scorrono contemporaneamente, sangue, latte e miele. Dicono che è tutto quello che serve ad un uomo per far volare una donna o per lo meno, per farglielo credere. 
Secondo la scienza il punto G è stato dato per scontato nell’anno 1982 da alcuni scienziati. Il più importante tra tutti il ginecologo Grafenberg, infatti  è a lui che viene attribuita la scoperta ed è per questo che si chiama punto G, come l’iniziale del suo nome. Anatomicamente dovrebbe posizionarsi, per gli eventuali esploratori interessati,  a circa 5-8 centimetri, sulla parete anteriore del canale vaginale. Però difatti, sulla sua esistenza oggettiva gli studiosi non sono tutti concordi. Anche tra i pseudo esperti del sesso c’è una forte divisione. C’è chi dice che non esiste e chi accusa i primi di essere incapaci di trovarlo.
Gli studi che si mostrano favorevoli all'esistenza affermano che è un punto ben preciso che deve essere eccitato e sollecitato  dall'interno del clitoride. Altri studi, non concordi con l’esistenza, sostengono che non esistono dati di supporto reali a questi tesi, anche perché molte donne stesse non riescono a trovarlo. Gli sessuologi dicono che mitizzare ed enfatizzare all'infinito il ruolo de punto G può provocare seri problemi di condivisione e compromettere la vita sessuale di coppia. Il ruolo dell’uomo che si sente incapace di trovarlo e quello della donna che può considerare il suo compagno indegno.

il fatidico mitico punto g

Ma alla fine, se ci pensiamo bene e consideriamo che nel rapporto basterebbe pigiare un bottone giusto per eccitare il partner, sarebbe così tanto banale da portare al vero ridicolo  le relazioni sentimentali. Considero che le cose naturali sono sempre molto più complesse ed autonome e che il piacere come tale dipende veramente da innumerevoli fattori interni ed esterni, personali relazionali, intrinsechi ed estrinsechi.

Ora forse dobbiamo pensare che la questione non è se esiste o no il fatidico bottone del piacere. Forse non è un punto. Forse l'annosa polemica sta tutta in quel nome, e per prima cosa dovremmo cominciare a usare la terminologia corretta: meglio osare l'espressione zona Cuv, che sta per complesso “clitoro-uretro-vaginale”, e concentrare ogni ricerca sul tentativo di comprendere, dal punto di vista scientifico, perché una donna stimolata in alcune aree provi piacere più che in altre. Che cosa sia esattamente la zona Cuv, Jannini lo spiega in uno studio pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Nature Reviews Urology: comprende il clitoride, l'uretra e la parete anteriore della vagina. Ma la cosa importante è che tutte queste parti sono in comunicazione tra di loro durante l'attività sessuale e i tessuti si mostrano estremamente dinamici. La loro reazione a una stimolazione può essere di volta in volta diversa, in relazione certamente allo stato ormonale. 

Poi nella coppia dipenderà dal partner, dal momento del ciclo, dallo stato d’animo, dalla percezione di sé, dallo stress, dai problemi, dalle condizioni del momento, dallo stato di benessere o malessere e tanto altro. Per provare piacere e farlo provare, non si può spingere il punto G.

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