PERCHE' L'INQUINAMENTO CAUSATO DALLA PLASTICA NEI MARI

mare inquinato

Circa 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare ogni anno. Sembrerebbe impossibile ma è vero. Secondo un’analisi attendibile, poi documentata a Davos, in Svizzera, in mare finiscono circa 8 milioni di tonnellate di plastica, laddove per plastica va intesa sia in quella visibile, perché di normali dimensioni, sia quella invisibile, la microplastica che è sgretolata, minuscola, ed ancora più pericolosa per l’ambiente. 

I pesci la ingeriscono ed indirettamente anche l’uomo. Lo sversamento di plastica in mare è già oggi un dato allarmante, ma le ricerche hanno dimostrato che entro l’anno 2050, se nulla verrà fatto, il fenomeno si quadruplicherà. In quell'anno gli oceani potrebbero contenere in peso, più bottiglie che pesci. Che record! Oggi si conta una presenza in mare di oltre 150 milioni di tonnellate di plastica. I dati, veramente allarmanti, sono contenuti nello studio della Fondazione Ellen MacArthur, presentato in occasione dell’apertura del Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera. Il problema non riguarda solo la spazzatura di grandi dimensioni, ma anche i rifiuti di concentrazione delle microplastiche e farne le spese, sono gli esseri viventi, prima i pesci e poi l’uomo. Se la plastica danneggia la flora e provocherà il soffocamento dei pesci, le particelle verranno ingerite dagli organismi che poi finiranno nei nostri piatti. Pensateci bene. 

QUANTA PLASTICA IN MARE
Le materie plastiche incriminate sono una famiglia molto vasta, che comprende materiali artificiali caratterizzati da una particolare struttura macromolecolare. Il problema più grande riguarda l'inquinamento provocato dagli oggetti di plastica monouso, che non vengono riciclati e finiscono in mare. Dal 1960 a oggi, la produzione di plastica nel mondo è aumentata di ben venti volte. Entro il 2050 quadruplicherà. Attualmente solo il 5% della plastica viene riciclata, il 40 per cento finisce in discarica, e un terzo direttamente negli ecosistemi naturali, quali gli oceani. Nel mondo, ogni anno, vengono prodotti circa 300 milioni di tonnellate di plastica. In cinquant'anni la produzione è aumentata come già detto di venti volte. Il maggior produttore di plastica è la Cina, seguita poi dalla nostra Europa.  L’Italia, secondo l'ultimo rapporto della Beverage Marketing Corporation, è il primo Paese europeo per consumo pro capite di acqua in bottiglia di plastica. Purtroppo poi solo una piccola parte oggi viene riciclata, mentre circa un terzo di fatti viene poi riversato nell'ambiente. 

I RISCHI PER GLI ANIMALI MARINI
I primi a pagare le conseguenze dell’inquinamento da plastica sono soprattutto i suoi abitanti. Per i pesci e tutti gli altri abitanti marini, rappresentano un pericolo sia i grandi oggetti di plastica che la microplastiche. Pesci, tartarughe, foche, possono rimanere impigliati nei grossi pezzi di plastica o addirittura ferirsi e morire nel tentativo di liberarsi. Alcuni muoiono strangolandosi mentre cercano d’ingoiare sacchetti o detriti troppo grandi di plastica. Le microplastiche, in quanto piccolissime vengono inghiottite senza problemi da molte specie come pesci, molluschi, crostacei. Secondo i dati di Greenpeace almeno 170 gli organismi marini, vertebrati e invertebrati che ingeriscono i microframmenti. Uno studio condotto su 121 esemplari di pesci del Mediterraneo centrale, tra cui specie commerciali come il pesce spada, il tonno rosso e tonno, ha identificato la presenza di frammenti di plastica nel 18,2 per cento dei campioni analizzati.

I RISCHI PER L’UOMO
Lo stesso problema che hanno gli abitanti marini, si riversa poi su tutti coloro che se ne nutrono come gli uccelli predatori e gli uomini. L’uomo è a rischio ogni volta che mangia pesce (se è per questo anche carne) perché mettendo nella portata giornaliera tonno, pesce spada, sgombro, spigola, granchi, cozze, polipi ed altro, potrebbe ingerire involontariamente plastica. La nostra zuppa, avvertono alcuni studiosi, è una zuppa di plastica. I microframmenti, infatti, arrivano agli esseri umani risalendo la catena alimentare. Non si sa ancora con certezza quali siano i rischi per la nostra salute, ma probabilmente le sostanze chimiche presenti nelle diverse materie plastiche sono dannose per il nostro organismo. Dalle prime ricerche, ad esempio, sembra che alcune possano interferire con il sistema endocrino e con lo sviluppo del feto, altre siano tossiche per il sistema immunitario, altre ancora cancerogene.

inquinamento

I MAGGIORI INQUINATORI
E’ vero si che siamo sempre tutti responsabili, ma con grande sorpresa si può attribuire la responsabilità dell’inquinamento da plastica essenzialmente a pochi paesi. Con ancora grande sorpresa scopriamo che questi paesi non sono poi neanche quelli più industrializzati. Più della metà di tutta la plastica che finisce negli oceani, circa il 60%, proviene da cinque nazioni asiatiche: Cina, Filippine, Thailandia, Indonesia e Vietnam. Questo è il dato ufficiale che ha fornito una accurata ricerca condotta dall'organizzazione ambientale Ocean Conservancy in collaborazione con McKinsey. I rischi per l'ecosistema mondiale, che cadono a cascata su di tutti, anche sull’uomo,  sono devastanti.

LA MICROPLASTICA
L’inquinamento non è solo opera di bottiglie, giocattoli, buste ed oggetti in genere, ma la maggior parte della plastica che soffoca i mari, ovvero oltre il 90 per cento, si trova in forma di microplastica: frammenti di meno di 5 millimetri, frutto di cosmetici o igiene personale o possono anche essere il risultato del deterioramento di rifiuti più grossi. Secondo una stima di Greenpeace, nei mari di tutto il pianeta se ne trovano dai 5 ai 50 miliardi. Non si vedono ad occhio nudo e per questo sono più pericolosi. Queste particelle sono finite inglobate nelle rocce, nei ghiacciai, nei fondali marini, nello stomaco di vari animali. Anche il Mediterraneo ne è pieno.

LA SITUAZIONE NEL MEDITERRANEO
Ogni giorno nel mar Mediterraneo finiscono 731 tonnellate di rifiuti di plastica. Il paese maggior responsabile è la Turchia seguita dalla Spagna. Il problema più grosso nel Mediterraneo sono le microplastiche: il 92 per cento della plastica presente è più piccola di 5 millimetri. Uno studio pubblicato su Nature, condotto dall'Istituto di scienze marine del Consiglio Nazionale delle ricerche di Lerici, parla di “Mediterranean soup”: una zuppa mediterranea di plastica. In alcuni punti del mare, la concentrazione di particelle rilevata è la più alta del mondo con una media di 1,25 milioni di frammenti di plastica a chilometro quadrato. Il punto peggiore, secondo lo studio che ha raccolto dati per tre anni, è nel tratto compreso tra la Corsica e la Toscana. A peggiorare la situazione c’è il fatto che il Mediterraneo è un mare chiuso e quindi una particella potrebbe avere un tempo di permanenza, pari a mille anni. 

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LE SOLUZIONI
Chissà se il problema si può ancora risolvere oppure no, ma per prima cosa bisogna agire subito ed in modo deciso. Bisognerebbe diminuire la produzione, soprattutto nel settore del packaging, ossia gli imballaggi dei prodotti che compriamo, poi ridurre il consumo e contestualmente favorire lo smaltimento ed il riciclo. Alcune città, come San Franciso, Amburgo, Montreal, hanno bandito le bottiglie di plastica. Infatti per raggiungere ottimi risultati si deve sempre essere appoggiati da interventi istituzionali. La nostra coscienza, l’intervento delle istituzioni e il buon senso delle aziende possono unirsi nella lotta all'inquinamento. Alcuni Paesi sono sulla strada giusta e l’Italia è già in coda ma potrebbe fare molto meglio. Legambiente e altre associazioni hanno lanciato la proposta di arrivare al dato "plastica zero" entro il 2020. La cosa più importante, intanto, è che la plastica non venga mai abbandonata per strada o nei corsi d’acqua. Gli studiosi dell'Imperial College di Londra, spiegano che la pulizia dei mari dalla plastica deve partire dalle coste e non dalle isole di immondizia, come il Great Pacific garbage patch, la mega-isola di rifiuti di plastica che galleggia nel Pacifico, tra la California e le Hawaii, una delle cinque maggiori al mondo. I ricercatori britannici hanno utilizzato un modello sugli spostamenti della plastica nell'oceano per determinare quali siano le aree migliori per dispiegare collettori per le micro plastiche.

Ognuno di noi dovrebbe impegnarsi a buttarla nei cassonetti giusti. Una goccia di civiltà, pure se è solo individuale, di certo non guasta.

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