COS’È LA FELICITA? CHI LO SA?

la felicità

Questa è probabilmente una di quelle eterne domande, che come altre, non troveranno mai una risposta. Ognuno ha la sua, ben consapevole che non è giusta per tutti, ma forse potrebbe rendere felice qualcuno, o magari rendere felice proprio se stessi. Anche di frasi fatte ed aforismi se ne trovano molte in rete, ma non mi sembrano siano poi così corrette in modo assoluto da poter essere giuste per tutti. 

La felicità più grande consiste nell’accettare i nostri limiti e amarli. 
                                                                                                        (Romano Battaglia)

La felicità è senza dubbio una parola molto impegnativa e forse è solo uno stato d’animo passeggero ed è per questo che ha il suo intramontabile fascino. Eppure, c’è di fatto, chi pensa che si possa conquistarla grazie ad un corso universitario. La felicità infondo è una piccola cosa, che si può cercare e trovare nei posti più impensati e disparati; la si può cercare tra i versi di una poesia o rovistando tra vecchi oggetti, che ci sono pure appartenuti, chissà!  Non c’è una ricetta per la felicità, ma tutti vogliono essere felici e tentano di corrergli dietro pur di raggiungerla. Jean-Jacques Rousseau sosteneva che, prima di tutto, bisogna capire cosa s’intende per felicità.

IL CORSO DELL’UNIVERSITA’ YALE
Ora è avvenuta la svolta, perché negli Stati Uniti, dove spesso si arriva prima in tutto, nell’università di Yale, una delle più antiche e prestigiose al mondo, hanno deciso di proporre agli studenti un corso sulla felicità e l’evento ha riscosso un gran successo. Più di un quarto degli studenti si è iscritto, a dimostrazione di quanto sia ancora attuale il quesito di Rousseau.
L’obbiettivo della psicologa di Yale, alla quale è stato affidato il corso, è quello di educare alla gratitudine e al rispetto, staccando i giovani dall’iper connessione, in vantaggio delle relazioni reali, perché, il segreto di essere felici è quello di esserlo insieme agli altri. L'università di Yale con il lancio di questo corso sulla felicità, ha segnato un punto importante in quanto è diventato il corso più seguito della storia. Il prestigioso ateneo ha così deciso di andare incontro alle esigenze dei propri studenti cercando di renderli studenti e persone più soddisfatte.
Il corso si chiama "Psychology and the good life" ed è stato costituito presso l’istituto Yale del Connecticut (Stati Uniti). Un ciclo di lezioni ideato per assistere gli studenti che avevano chiesto assistenza psicologica per l'ansia, lo stress e l'infelicità durante il periodo universitario. Alle lezioni partecipano infatti ben 1200 studenti, il numero più alto mai registrato dal 1701, anno di fondazione dell'ateneo. Un vero record. Il ciclo di lezioni verte sulla psicologia positiva, che consentirebbe a tutti gli uomini di progredire sullo slancio della felicità. Il lavoro finale chiesto agli studenti consiste nello sviluppo di un progetto di auto miglioramento.

Un luogo comune è quello di pensare che la felicità non esiste, è solo un'illusione, che dura pure poco. Molti altri sostengono che invece la felicità esiste, l’hanno provata sulla propria pelle e si sentono in dovere di mostrarla agli altri. Magari qualcuno un giorno sarà in grado di spiegarla, visto che da sempre l'uomo si interroga su domande esistenziali come questa; domande che per la maggior parte delle volte, rimangono senza una risposta. Chi siamo, dove andiamo, da dove veniamo, che scopo abbiamo, che cosa facciamo? In realtà poi il concetto in se di felicità, è talmente personale e soggettivo, che diventa molto complicato capire dove sia la linea di confine corretta. Forse è più facile comprendere quelli che sono i momenti di infelicità, come quando viene a mancare qualcuno di caro, quando si rompe una relazione, quando si perde il lavoro; così poi, forse, per differenza si può capire quando siamo stati felici.

In realtà i momenti brutti appartengono alla vita di tutti e tu puoi solo renderti conto che sono “attimi” passeggeri, e quindi poi è giusto viverli ed andare avanti, per poi lasciarsi andare, e ritornare a quella felicità di fondo che ci appartiene e che deve dipendere solo ed esclusivamente da noi. Si bisogna tornare alla felicità, anche se non sappiamo bene cosa sia, perché l’uomo si è sempre prodigato alla ricerca della vera felicità e non ha mai smesso di tendere la mano verso di essa, se pur inafferrabile e sfugge proprio quando l'hai appena sfiorata. La felicità può esistere nell'abbraccio di una mamma, nel sorriso di un figlio, nell'amore delle persone che amiamo e che vogliamo bene, oppure anche in cose più semplici come una passeggiata nella natura, in un bicchiere di vino, nel fare volontariato, nella libertà o nella consapevolezza di essere vivi e che domani comunque sia, sarà un altro giorno. In questo senso dico, quasi con assoluta certezza, che tutti vogliamo essere felici.

Tantissimi luminari e personalità affermate di mondi differenti come l'arte, la filosofia, la psicologia, la medicina, la letteratura, hanno provato a rispondere a questo millenario quesito. Ma in verità trovare una risposta è molto difficile, infatti se chiedi a 1000 persone “cos’è la felicità per te?” riceverai con molta probabilità 1000 risposte differenti. Evidentemente non c’è una riposta giusta, non la sa neanche Wikipedia. Si fa per dire.

Una verità penso sia quella di poter affermare che la felicità è solitamente condizionata da eventi precisi che ci accadono di volta in volta. Penso che nessuno è felice sempre, in modo incondizionato. Secondo lo studioso Michael Fordyce vi sono 14 punti che rendono una persona felice. Ve ne riporto qui di seguito alcuni:
  • Tenersi occupati ed essere più attivi;
  • Passare più tempo socializzando;
  • Essere più produttivi, svolgendo attività che per noi hanno valore;
  • Sviluppare una personalità socievole;
  • Avere migliori e profondi rapporti intimi, intesi come tempo passato con persone importanti.

Ritengo che una cosa è sicura, ovvero, che essere felici non vuol dire vivere una vita senza problemi, primo perché una vita così non esiste e poi perché probabilmente se così fosse, vi sarebbero comunque momenti di infelicità. Forse la felicità si prova quando si riesce a risolvere i problemi, affrontando le sfide che incontriamo facendo del nostro meglio.  Secondo Seneca, la felicità è non aver bisogno della felicità: "Fa’ la sola cosa che può renderti felice: (.....) aspira al vero bene e godi del tuo".

Probabilmente la felicità cammina veloce e va di pari passo con il peccato e con la paura. L’uomo più felice è quello nel cui animo non c’è alcuna traccia di cattiveria. In alternativa chi ne ha le possibilità, può iscriversi al corso universitario. E’ veramente gradito il vostro punto di vista lasciato con un commento. Mi renderebbe, nell'occasione, felice. Grazie. Un solo consiglio, se vi capita di vivere un momento di felicità, vivetelo ben perché nessuno sa se nella vita ci saranno mille occasioni di essere felici oppure se quella è l'unica volta che capiterà. Per questo quando capita tenete presente che è il vostro momento ed è importante. Io ho imparato che per essere felici non bisogna avere paura, è necessario trovare il giusto coraggio perché la vita è una sola e passa. 


FRASI:
Hermann Hesse: la felicità è amore, nient’altro.
Albert Einstein: una vita tranquilla e modesta dà più felicità che la ricerca del successo, legata a costante inquietudine.
Aristotele:  Il bene perfetto è ciò che dev’esser sempre scelto di per sé. Questo è proprio della felicità. Ciò che è sufficiente in se stesso è ciò che, pur essendo da solo, rende la vita sceglibile e non bisognosa di nulla; ora, una cosa di questo genere noi riteniamo che è la felicità, un’attività dell’anima razionale secondo virtù e, se le virtù sono molteplici, secondo la più eccellente e la perfetta.
Oscar Wilde:  la felicità non è avere tutto ciò che si desidera, ma desiderare ciò che si ha.
Winston Churchill: La felicità non è nell’avere, ma nel condividere.
Dilgo Khyentse Rinpoche: Quelli che sperano di raggiungere la felicità, cercando ricchezze, gloria, potere e imprese eroiche, sono ingenui quanto un bambino che vuole afferrare l’arcobaleno per farsene un mantello.

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