CASE CHIUSE E STRADE APERTE

case chiuse

La senatrice socialista Lina Merlin dopo dieci anni di grande impegno e lotte varie, riuscì  a far abolire "la prostituzione”. Quella legale. Ed ebbe inizio il presente. Quello fittiziamente illegale.   

Secondo i dati ufficiali le case di tolleranza che nel 1981 erano 10.439 all’epoca della loro chiusura erano diventate solo 560, con 2.700 donne che ci lavoravano. Le più note in Italia erano quelle di Milano in via Chiaravalle e in via Disciplini. Poi c’erano quelle pure note di Madame Saffo a Firenze e di via Chiaia a Napoli.

I clienti potevano scegliere varie tariffe. Quella di cinque minuti chiamata singola, poi c’era quella di dieci minuti chiamata doppia. Poi c’era quella di mezz’ora o quella di un’ora per i più facoltosi. Chi invece era in vena di follie, e aveva un portafoglio ricco, ma parliamo dei più temerari, poteva anche prenotare la "nottata". La casa di tolleranza, anche detta comunemente casa d’appuntamento, casa chiusa, postribolo, ovvero il luogo dove si esercita la prostituzione, era la meta di tanti clienti.
Fu nel lontano, ma non tanto lontano, 'agosto del 1948 che la senatrice socialista Lina Merlin presentò il  primo disegno di legge per l'abolizione delle case chiuse in Italia. Il progetto fu approvato dal Senato, ma la fine della legislatura ne impedì l'approvazione alla Camera. Il testo fu ripresentato l'anno successivo, con un lungo e travagliato iter parlamentare che poi finalmente vide la luce. Oggi sono passati 60 anni da quando l'Italia ha chiuso le case di tolleranza: ma oggi i guidici di Bari hanno deciso di sottoporre in parte la legge Merlin al giudizio della Corte Costituzionale. 


CASE CHIUSE

Il progetto diventò legge dello Stato il 20 febbraio 1958, con il parere contrario dei missini e dei monarchici. E anche in Italia, come nel resto d’Europa, lo Stato non ha più il controllo della prostituzione.
La legge oggi punisce il reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Non configura, però, la prostituzione come reato e di conseguenza chi la esercita non può essere schedato, facendo venir meno così anche la schedatura sanitaria che tanto sarebbe utile per prevenire tanti altri problemi attuali.

In tutti gli anni a seguire, più volte sono state avanzate proposte per risolvere il problema della prostituzione, ed anche nelle ultime campagne elettorali alcuni temerari hanno cercato di riproporre, sia il problema che eventuali soluzioni. Non sono mancate neanche recenti iniziative bipartisan con proposte di istituzione nelle città di zone dedicate alla prostituzione, con relativo pagamento delle tasse da parte delle prostitute, che non sarebbe cosa sgradita ai nostri bilanci. Pensiamo un attimo che in altri paesi, non certo meno civili del nostro, il fenomeno della prostituzione è cosa legale. Ricordiamo anche che all'epoca, quando era in vigore la prostituzione, dentro i bordelli, alle prostitute che erano lì per lavoro, non era concesso di rifiutare alcun cliente, anzi dovevano garantire al tenutario una media di circa 60 rapporti al giorno, così, per un fare un buon fatturato. Naturalmente tutte le donne erano pero, sottoposte a visite di controlli ed il tutto, in pratica, sotto il benestare dello stato. Per fortuna, un paese civile come l'Italia, con la legge Merlin, mise fine al deplorevole fenomeno della prostituzione. Infatti oggi il fenomeno della prostituzione in Italia non esiste. 

In merito, qualche politico ha proposto di attivare delle zone di tolleranza, ovvero idee bizzarre che non tengono conto delle gravi condizioni in cui vivono oggi le prostitute, qualcun altro ha proposto di regolamentare il fenomeno. L’unica realtà è che oggi ci sono tantissime donne che sono costrette in schiavitù a prostituirsi per conto dei loro sfruttatori, obbligate ad andare con chissà quali uomini di chissà quale specie e con quali odori. Vivono in condizioni davvero degradanti e quello che succede tra lei ed il cliente è un problema suo.


Per le strade, anche quelle urbane, è diventato ripugnante. Oggi tutte le donne vengono controllate e sfruttate dalla criminalità, che è l’unica a trarne profitto. Indubbiamente ci abbiamo guadagnato tutti.

prostituzione per strada


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