E' POSSIBILE ESSERE AUTONOMI DA DISABILI

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Tutti vivono i propri problemi, ma tanti ne hanno qualcuno in più. L'incidenza di disabilità sia fisica che mentale oggi è abbastanza comune. Anche chi ha una disabilità nutre il forte desiderio di diventare autonomo in tutto, anche dal punto di vista economico. Farsi degli amici, incontrare l’amore e tutto quello che sembra normale a molti non lo è per altri. E’ necessario che un disabile abbia una qualità della vita buona, non solo perché è comunque un essere umano, ma perché la sua dignità e il suo benessere sociale non dovrebbero venire pregiudicati da un deficit. In certi casi solo durante la prima parte di vita le cose sono tutto sommato più semplici. Dopo......!


Fino a quanto ci sono i genitori che amano, seguono ed accudiscono i propri figli disabili fin dalla nascita le cose più o meno vanno. Ma quando finisce l’epoca della pubertà, oppure quando arriva all'improvviso l'invalidità, molte famiglie si interrogano su quale significato abbia il termine “autonomia” per i loro figli. Diventare adulti per le persone con deficit motori, cognitivi, visivi, significa dover affrontare la propria indipendenza senza l’aiuto della famiglia. E’ già difficile per chiunque affermare la propria dignità sociale, immaginiamo un attimo quanto lo è ancora più difficile per chi ha ulteriori ostacoli. Ci sono disabilità così forti che sono spesso capaci di frantumare ogni tipo di dignità. Ma questo non per tutti. Quando si diventa adulti è necessario ambire all'autonomia, riuscire cioè ad affermare un proprio ruolo al di là del nido sicuro della famiglia. Tutti ambiscono all'auto determinazione, ovvero quel diritto di scelta che appartiene a tutti e trasforma le esistenze in progetti di vita, percorsi da intraprendere e traguardi da raggiungere. Per tanti ragazzi esenti da questo tipo di problemi certe domande non trovano ispirazione, ma invece dovremmo interrogarci tutti, pensando che cosa significa per le persone “senza disabilità” il termine autonomia e quanta importanza gli danno? E’ bellissima la sensazione che si prova a poter fare tutto da soli, fare più o meno quello che si desidera, scegliere liberamente, e poter disporre di sé in tutto e per tutto. Probabilmente tutte queste cose scontate, non lo sono invece per chi ha disabilità più o meno gravi, talmente difficili da non riuscire talvolta neppure a mangiare da soli. 

Per questo tocca a tutti invece dover infondere la massima fiducia, perché credendo in loro si può riuscire a dare la forza di crederci, molto più di quanto facciano loro stessi, quelle persone più sfortunate che possiedono un deficit. In merito ricordo che alcuni anni fa ho assistito ad un partita di calcio tra dilettanti dove tutti i calciatori erano ciechi che inseguivano un suono. Quando me lo avevano raccontato non ci avevo creduto. Certo che lì lo spirito della vita era tutta un’altra cosa. Si può imparare sempre, fino all'ultimo giorno di vita. Occorre dare fiducia, osare, perché ogni persona è unica con i suoi pregi e i suoi difetti, con la sua forza e le sue debolezze, quindi anche chi ha una disabilità grave o severa deve poter compiere delle scelte ed essere spinto dagli altri ad avere un obiettivo di crescita, che tenga conto delle difficoltà, ma in cui possa respirare il senso di un cammino, fatto di tanti piccoli passi ma tutti importanti. Infondo è così anche per le persone che non hanno handicap, anche per loro non è tutto facile. Può capitare di incontrare una persona disabile che forse non riesce ad esprimere tutto il mondo che ha dentro e penso che in effetti riuscire a raccontarlo a qualcuno che ti capisca può essere una condanna. Pensate un attimo a chi vive forse di nascosto un grande amore e non può dirlo a nessuno. Questo fa sicuramente sentire soffocati. Per questo bisogna dare un aiuto. Ci sono ragazzi giovani e meno giovani che non hanno la possibilità di comunicare come gli altri, ma oggi con l’aiuto della tecnologia ed il semplice uso di un computer con il sintetizzatore vocale, posso leggere e scrivere quello che vogliono. Così quello che inizialmente può sembrare inimmaginabile ad un tratto diventa possibile. 

Tutto sommato sono piccole cose per alcuni che diventano grandi per altri. Ci sono quelle persone disabili che hanno una grande forza interiore ed hanno accettato la loro condizione, e vivono la loro storia riflessa in quelle degli altri che da speranza a conforto. Un ragazzo di questo tipo che ho sentito di recente è stato il 19enne Manuel Bortuzzo impegnato nel nuoto, capace di macinare chilometri al giorno in vasca. Poi, all'improvviso, travolto da un’azione folle e gravemente ferito finisce in ospedale a seguito di ferite di arma da fuoco. Ricoverato all'Ospedale San Camillo di Roma, ha registrato un messaggio che è stato pubblicato sul sito della Federazione italiana nuoto. Esordisce affermando innanzitutto che sta bene e di non essere poi preparato a tutto questo affetto, dichiarando che prima o poi tornerà più forte di prima. Tanto, se ci penso un attimo, forse devo ammettere che nessuno è veramente libero e che infondo la vita è fatta di una serie di compromessi per tutti, tra ciò che si vorrebbe fare e quella che è la realtà. Esperienze come quella di Manuel Bortuzzo hanno quel bel rovescio di medaglia di poter essere esaltanti ed essere in grado di trasmettere a tutti e soprattutto ai più giovani un messaggio di ottimismo, affinché ognuno possa intraprendere una vita autonoma al di fuori della famiglia, che si fa stretta quando si diventa adulti. Riuscire a diventare autonomi è sempre una conquista in qualsiasi condizione, l’inclusione sociale, l’autodeterminazione e l’autonomia, sono importanti e lo sono ancora di più per quelle persone con disabilità. Il tutto diventa esponenziale per quelle persone come Manuel che hanno provato per un pezzo del loro cammino ad essere più liberi. La disabilità deve essere vista come una condizione che può essere superata, se supportata da un contesto ed un ambiente favorevoli. 

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