IL TEMPO CHE PASSA LASCIA IMPERFEZIONI

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Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. C'ho messo una vita a farmele! Questa è la celebre frase pronunciata dalla famosa attrice italiana Anna Magnani, frase oggi in controtendenza con il modo di pensare e agire. Gli anni passano per tutti, non risparmiano nessuno, nemmeno gli emblemi della bellezza più celebri.  Questo vale per tutti, eppure, le persone diventano sempre più cattive ed anche loro, soprattutto loro, non risparmiano nessuno, grazie alla complicità del moderno strumento dei social network di cui sono in possesso. A chi non piacerebbe non vedere mai i segni del tempo sul proprio viso? Avere sempre una bella pelle tesa, soda, luminosa, invece questi inevitabili segni, sono l’effetto del tempo, fisiologico meccanismo dell’invecchiamento. Per la maggior parte di noi, invecchiare e vedere i segni lasciati dal tempo che passa, fa paura. Ciò accade perché siamo ancorati ad un ideale utopico di perfezione, rafforzato dalla società e dall’importanza che attri

IL DISSENSO PUÒ ESSERE UTILE

il dissenso per dire no

Il dissenso è un termine abbastanza in voga in questo periodo e sta a rappresentare un contrasto di idee oppure di opinioni, una divergenza di punti di vista, un disaccordo. E’ un atteggiamento critico molto usato da parte di gruppi minoritari all'interno di un medesimo partito, oppure di un'istituzione. Rappresenta un insieme di persone che esprimono un’idea comune di opposizione o dissidenza. 

Ma questo dissenso diffuso è positivo o inopportuno? Secondo molti il dissenso è in realtà uno stimolo per l’innovazione, per il miglioramento, molti passi non sarebbero stati compiuti nel tempo se qualcuno non avesse dissentito e molti esempi ce li forniscono il campo della scienza che è esemplare, in questo senso. Solitamente gli elementi che incoraggiano l’emersione del dissenso sono il rispetto dell’altro e la condivisione di un obiettivo sentito da tutti come buono, però visto da punti di vista differenti. In effetti ci sono posti dove non è tutto scontato così come sembra. Chi vive in paesi dove esistono i governi totalitari, sa cosa è possibile leggere e cosa non è possibile scrivere. Quello che si può pubblicare, guardare, professare, ascoltare divulgare. Paesi come la Russia, la Cina, l’Iran, oppure altri ancora concedono le discussioni private e la pubblicazione di piccoli progetti di pensiero, ma non il resto. Tanto altro non avviene e non è concesso così come non è possibile censurare tutto in modo assolutista. Per questo le autorità concedono tali libertà perché sanno di non potersi permettere di far scappare le persone più giovani ed intraprendenti, anche se comunque vengono sempre messi in chiaro quelli che sono i confini di certe libertà. 

Superare tale soglia diventa pericoloso perché si mette il piede in zone di proibizione punibile con ogni strumento riconosciuto consono. Io penso sempre che ogni eccesso sia forzato e probabilmente sbagliato. Certi confini devono comunque esistere. Cosa accadrebbe se non vi fossero mai zone di proibizione? Cosa accadrebbe se la posizione ufficiale di ogni governo fosse decisa affinché esista la libertà assoluta di espressione, di stampa e di protesta? Probabilmente accadrebbe che il potere di censura passerebbe dalle mani dei governi a quelle della popolazione o di piccoli gruppi volontari. Però vi deve essere una possibilità di dissenso concessa con il fine del miglioramento. E qui voglio ancora aggiungere che naturalmente faccio degli esempi ma il dissenso non riguarda meramente la linea politica. Molti contesti hanno promosso il dibattito, il confronto e perché no anche il dissenso. Spesso temuto anche nelle aziende, il dissenso è invece diventato stimolo per l’innovazione e la crescita. È essenziale saper apprezzare la diversità come elemento di ricchezza, come accade ed è accaduto nel modo di dare giudizi agli uomini per le loro diversità. Non si può rimanere sempre e comunque ancorati a certi principi. Se così fosse stato sempre, probabilmente andremmo in giro ancora con la ruota quadrata. Gli ingredienti che incoraggiano l’emersione del dissenso e la serenità del confronto sono il rispetto dell’altro e la condivisione di un obiettivo di crescita. La scienza, contrariamente a quanto si potrebbe dedurre da una certa rappresentazione mediatica, è esemplare in questo senso. Alla base di tutto c’è la comune volontà di selezionare la ricerca migliore, la fiducia nelle competenze e il rispetto degli altri, nonché la voglia del dibattito. Alla fine, ciò che conta è avere a cuore l’obiettivo comune più della propria personale posizione. D’altra parte accade che negli eccessi si arriva fino al momento dell’oltre soglia dove, come in passato, si possono cogliere momenti di scandalo che culminano con la richiesta alle autorità di intervenire contro chi eccede con opinioni ritenute censurabili. In caso contrario avremmo una rimozione della censura. Questo atteggiamento ha dato luogo a quello che nel Regno Unito è noto come movimento no-platform che vuole ostracizzare dai campus universitari gli speaker che questo o quest’altro gruppo considera dannoso per il pubblico. 

La libertà d’espressione non è un pilastro fondamentale della democrazia per caso. Nasce dall’idea, sviluppatasi in maniera progressivamente più forte negli ultimi cinque secoli, che l’opposizione mostrata nei confronti del potere, da parte di opinioni contrarie a quella ufficiale, e le rivelazioni che la ricerca investigativa possono dare al pubblico sono vitali per la salute di un paese o per la coesistenza di diversi pareri. Non è sbagliato dissentire dal pensiero comune o diffuso. Non è sbagliato protestare, quindi, è meglio non smettete mai di dissentire, di porsi domande, di mettere in discussione le autorità, i luoghi comuni, i pensieri affermati. Da questo punto di vista penso che negli ultimi 50 anni sono stati fatti molti passi in avanti soprattutto sul versante personale, quello dell’uomo dell’individuo. Non esiste una verità unica ed assoluta. Come recita il titolo di una trasmissione televisiva pubblica bisogna essere fuori dal coro, in molti casi. Essere in disaccordo con una manifestazione di dissenso può essere un’arma utile. Per questo bisogna essere sempre informati, emancipati quanto basta e non chiudersi nel concetto del già saputo e risaputo. Forse non si cambierà il mondo, ma si può contribuire ad inclinare il piano, nella direzione giusta. Un uomo che non dissente mai è come un seme che non sboccerà, rimarrà lì ad essere un seme. Dal dissenso può nascere spesso un confronto e una nuova idea. Ma allora perché quasi tutti hanno sempre bisogno di cercare negli altri e nelle organizzazioni solo consenso e approvazione. Io preferisco le persone anticonformiste che sanno elaborare un pensiero critico e divergente, non certamente quelli che si accodano sempre alle idee degli altri. Il che non significa essere un bastian contrario, anzi. Senza la carta che spareggia, la parola inopportuna, il gesto che produce la crepa, non fiorisce nulla che modifichi lo stato di cose esistenti. Dissentire è affermare con coraggio un nuovo inizio, sovrabbondante di possibilità per tutti. E’ dire la propria opinione. Ma la verità è che sono principi soltanto complementari tra loro. Ognuno di essi ha un significato proprio. Ed è importante averne consapevolezza per distinguere tra libertà di pensare e pensare in libertà. Si può arrivare ad avere uno scontro nell’affermare la propria idea all’interno del team, in famiglia, sul posto di lavoro, si può essere in disaccordo con il superiore per lo sviluppo della propria carriera però è giusto lottare per l’assegnazione di un progetto di prestigio. 

Il dissenso o conflitto è l’espressione di una divergenza di opinioni, valori e priorità che coinvolgono tutti. Va tenuto presente che esprimere un pensiero contrario può portare al conflitto, alla lotta e sopraffazione rendendo tutto più difficile da gestire. A volte l’aspetto emotivo non chiarito prende il sopravvento ed emozioni come rabbia, invidia, rancore, paura, delusione, danneggiando le capacità razionali.  Meglio esternare ciò che si pensa. 

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