IL TEMPO CHE PASSA LASCIA IMPERFEZIONI

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Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. C'ho messo una vita a farmele! Questa è la celebre frase pronunciata dalla famosa attrice italiana Anna Magnani, frase oggi in controtendenza con il modo di pensare e agire. Gli anni passano per tutti, non risparmiano nessuno, nemmeno gli emblemi della bellezza più celebri.  Questo vale per tutti, eppure, le persone diventano sempre più cattive ed anche loro, soprattutto loro, non risparmiano nessuno, grazie alla complicità del moderno strumento dei social network di cui sono in possesso. A chi non piacerebbe non vedere mai i segni del tempo sul proprio viso? Avere sempre una bella pelle tesa, soda, luminosa, invece questi inevitabili segni, sono l’effetto del tempo, fisiologico meccanismo dell’invecchiamento. Per la maggior parte di noi, invecchiare e vedere i segni lasciati dal tempo che passa, fa paura. Ciò accade perché siamo ancorati ad un ideale utopico di perfezione, rafforzato dalla società e dall’importanza che attri

PARLARE AGLI ANIMALI NON E’ SBAGLIATO

cane che ascolta

A me capita spesso, di vedere sempre più persone che parlano con i propri cani, oppure i gatti o altro, per lo meno con quelli che sono gli animali, considerati più domestici. I proprietari di un animale domestico si ritrovano spesso ad intavolare lunghe conversazioni con i loro amici quadrupedi. Cosa direbbe quell'animale se potesse parlare?

Si tratta solitamente di quelli particolarmente innamorati del mondo Pet, anche se molta gente guarda loro con l’occhio storto. Altri considerano questi umani addirittura degli stupidi, e cercando in tutti i modi di farglielo capire, ma tranquilli, perché gli studi più recenti affermano che chi parla con i propri pelosi sono proprio le persone più intelligenti. In effetti esiste la conclamata antropomorfizzazione che è la capacità di parlare con i propri amici a quattro zampe e, quindi, di attribuire caratteristiche umane a oggetti inanimati, animali. In tutto ciò non vi è nulla di strano o preoccupante, si tratta semplicemente del bisogno di comunicare e di avere compagnia a tal punto che, secondo uno studio dell’Università di Chicago, questo corrisponde ad una grande intelligenza innata in una mente creativa ed elastica. Non si tratta di persone stupide.

In effetti uno dei motivi per cui si tende ad umanizzare un animale è che si è portati a riconoscere e trovare facce ovunque e a decifrare espressioni anche dove effettivamente non sono presenti. Il Dottor Nicholas Epley, professore del dipartimento delle scienze del comportamento dell’Università di Chicago, afferma che quest’abitudine che ha l’uomo di decodificare espressioni e sensazioni tipicamente umane, in esseri viventi non umani, non è un segno di immaturità o puerilità, ma appunto di una mente sviluppata e di grande intelligenza. Molta gente oggi vive coi cani, dorme, ci parla, ci passeggia, racconta i propri problemi intavolando lunghe conversazione e poi la notte tornano a dormire con loro. Anche il progresso tecnologico che si sta sviluppando in questo campo è pronto ad inserire significative modifiche. 

Oggi la bioacustica digitale combinata con l’intelligenza artificiale sta veramente rivoluzionando il modo di comprendere il mondo animale e le sue complesse forme di comunicazione. Grazie alla convergenza di queste due tecnologie si sta mettendo in discussione ciò che si credeva di sapere sulle capacità comunicative degli animali e sul presunto divario esistente con gli esseri umani. Nel futuro più prossimo si potrà arrivare a capire gli animali e comunicare con loro in un modo completamente nuovo. Karen Bakker, docente all’Università della British Columbia, ha scritto un libro piuttosto interessante sul tema. Si chiama “The Sound of life” ed esplora i percorsi che gli scienziati stanno intraprendendo per comprendere la comunicazione animale attraverso le nuove tecnologie. Due casi su tutti meritano una citazione speciale. Il primo caso riguarda il lavoro eseguito da un team guidato dal ricercatore Yossi Yovel che ha studiato la comunicazione tra i pipistrelli registrando audio e video 24 ore su 24 per oltre due mesi. Usando un algoritmo di riconoscimento vocale, i ricercatori hanno analizzato oltre 15.000 suoni diversi con l’obiettivo di studiare ricorrenze e ripetizioni. Hanno scoperto che i pipistrelli hanno una comunicazione complessa, con firme individuali. La loro comunicazione differisce anche per sesso, e addirittura utilizzano dei dialetti. Il secondo caso riguarda il lavoro svolto dal ricercatore in bioacustica Tim Landgraf che ha usato l’intelligenza artificiale per studiare la comunicazione tra le api. Una comunicazione che si basa non solo sui suoni, ma anche sui movimenti del corpo. Le api sono famose per la danza del frullatore e per amare il gioco della palla, ma Landgraf ha scoperto che usano anche altri segnali specifici, bussate di clacson, e segnali per esprimere stupore. 

Al momento con l’uso di sensori elettronici e altoparlanti, si è in grado di tracciare modelli nella comunicazione animale che prima non si poteva immaginare. Per lo meno si può affermare che gli animali hanno modi di comunicare molto più complessi di quanto si pensava in precedenza. Di sicuro la bioacustica digitale sta aprendo nuove frontiere nella ricerca sulla comunicazione animale, e sarà interessante vedere come questa nuova conoscenza potrà influenzare il nostro modo di pensare alla relazione tra esseri umani e animali. Probabilmente in un futuro non troppo lontano, finalmente capiremo cosa dicono gli animali tra loro e soprattutto cosa cercano di dire a noi! 

Commenti

  1. a prescindere da quelle che sono le nuove scoperte ed i nuovi studi, io ho un cane di 5 anni a cui sono molto legata. E'un maschio io ci parlo e mi sembra che lui mi capisca. in alcune circostanze ho quasi l'impressione che lui faccia capire a me la risposta.

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  2. Secondo me tra non molto anni sarà possibile veramente parlare con gli animali tramite qualche tecnologia che spunterà all'improvviso

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    1. In effetti è così. Pare che ci sia già qualcosa di pronto e che arriverà prima di quanto immaginiamo.

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