MADRES PARALELAS SECONDO ME

 

madre paralelas

Il 30 ottobre scorso mi sono ritrovato seduto al cinema con degli amici che avevano acquistato 8 biglietti per un film. I programmi sul film da vedere erano ben definiti, ma la sorpresa l’ho realizzata subito. A pellicola già iniziata da qualche minuto ho capito immediatamente che le scene in programmazione non potevano essere quelle che mi aspettavo. Sullo schermo il volto di Penélope Cruz gravida. Ho chiesto cosa stessimo vedendo ma nessuno ricordava il titolo. Solo dopo essermi goduto la storia ho appreso di aver visto “Madres paralelas” di Pedro Almodovar con Penélope Cruz. 

Qualcuno ha lamentato di essersi annoiato, invece a me è piaciuto. La storia di Janis e Ana, due donne diverse in tutto, che dividono la stanza dell'ospedale dove entrambe stanno per partorire. Il tutto per raccontare quanto si intrecciano le storie comuni di ognuno di noi con quello che ci accade intorno, in una prospettiva globale molto più ampia. Tanti fatti, errori, scambi e sospetti per trasmettere quel messaggio chiaro e inequivocabile, ovvero, che tutti hanno necessità di sapere, di conoscere la verità perché non è possibile basare la propria esistenza sull’ignoranza laddove pure può essere più comoda. Non bisogna vivere con la testa infilata nella sabbia. Una brutta verità è sempre meglio di una bella bugia. Questa autenticità lo vive sulla sua pelle la protagonista, interpretata da Penélope Cruz, una fotografa quarantenne che vorrebbe trovare la fossa comune dove i franchisti fucilarono il nonno con altri uomini del villaggio del suo paese natale. Questa ostinata ricerca della verità durata anni la porterà per interrogarsi anche sulla sua maternità che si dimostrerà singolare. Lei una donna già fatta e madre single e felice di esserlo si confronta con la giovane Ana, pure lei single ma molto meno felice della vita che porta in grembo in quanto frutto di una violenza. Le due donne entrambe gestanti condivideranno la stanza dell’ospedale in cui entrambe stanno per mettere alla luce un bambino. Dopo condivideranno anche una amara realtà. 

Secondo la critica degli esperti in questo film vi è la rivelazione capace di cancellare i dubbi che si sono frapposti tra le due protagoniste. Questo accade subito dopo lo sfogo di Janis contro l’indifferenza di Ana sul passato della Spagna e il suo non prendere posizione. Per questo definito un film inaspettato e sorprendente, capace di far capire che privato e politico non si possono separare. Invece il messaggio che più mi ha colpito è quello che per primo ho citato, ossia la necessità di conoscere, perché non si può vivere nell’indifferenza. Penso che si possa vivere con i tormenti nel cuore solo per un breve periodo, in quanto anche i tormenti sono una parte fondamentale nello sviluppo della storia dell’uomo, ma poi c’è sempre bisogno della verità così come c’è bisogno dell’aria per respirare. La verità comporta maggiore assunzione di responsabilità. In tanti pensano che l’idea della verità non solo non è raggiungibile, ma non è nemmeno auspicabile. Non vi deve essere la pretesa di conoscerla in quanto ciascuno ha diritto ad avere la sua verità, poiché non vi è una verità condivisa, certa ed assoluta. Eppure il bisogno di verità è insito nell’animo umano, fa parte della natura di tutti noi, altrimenti la vita sarebbe un vagabondare senza meta sulle strade menzognere della vita, simile all’andirivieni di un cieco che si muove a tentoni in  uno spazio vuoto. La verità è importante, è un qualcosa di cui l’uomo moderno non può fare a meno, è la condizione che rende possibile ogni azione razionale, ogni pensiero, ogni sentimento, senza la verità tutto crollerebbe, nulla avrebbe più un significato. 

Come sarebbe la nostra esistenza senza sapere il vero, senza verità nei gesti quotidiano più semplici, nelle cose di ogni giorno, nelle relazioni interpersonali di amicizia di esistenza e di fiducia. Com’è la vita di una persona alla quale il figlio mente, dove una maestra non dice la verità quando spiega la lezione agli alunni, oppure un poliziotto che mente quando giura di servire fedelmente lo Stato, oppure ancora di un prete che mente quando fa la sua predica in chiesa. E’ anche vero che le piccole falsità semplificano la vita e possono migliorare le relazioni per un pò, ma molto dipende dall'intento con cui vengono pronunciate. Non sapere a volte aiuta, ma non sempre sono una buona idea perché ricordiamoci che le bugie hanno le gambe corte e la verità presto o tardi finisce per venire a galla. In certi casi vivere senza sapere rende più felici in tanti aspetti come sul lavoro, in famiglia nei confronti degli amici, perché ci sono situazioni in cui una verità non detta può essere la scelta migliore, proprio nell’interesse della persona a cui si mente. Ho anche vissuto situazioni in cui sbandierare la verità ha avuto solo il preciso scopo di ferire e magari di vendicarsi di qualcuno. Se siamo a conoscenza di un segreto che potrebbe ferire un’altra persona, occorre valutare attentamente la situazione perché il rispetto per l’altro è il primo criterio da seguire. Gli aspetti sono tanti ma io personalmente ritento che nella vita è necessario andare avanti ed è indispensabile vivere conoscendo la verità perché ribadisco che il mio punto di vista è che una brutta verità è meglio di una bella bugia. 

Tornando al film ho anche letto la dichiarazione di Pedro Almodóvar: “Madres Paralelas è stato il suo film più politico, e per Penélope Cruz il ruolo più difficile della carriera”. Il regista spagnolo ha portato alla Mostra del Cinema 2021 un’opera con cui allarga lo sguardo al passato di tutta la Spagna che a suo dire è stata colpevolmente rimossa dall’intera nazione e soprattutto dai governi che si sono succeduti negli anni.  

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